Hasta la Wifi

I miei amici mi parlano di Internet da molto, così ho deciso di unirmi a loro per vedere che cos’è. È la prima volta che vado su Internet. Mi hanno consigliato di creare un profilo Facebook, così da potermi fare degli amici all’estero.

A seguito dell’avvicinamento degli USA, a Cuba sono stati attivati alcuni punti di accesso wifi gratuiti alla connessione veloce. C’è gente che fa ore di viaggio per andare a conoscere Internet, come Luis che naviga per la prima volta. La meraviglia è quella di Aureliano Buendia alla vista del ghiaccio, ma Melquíades ha un router imperialista.

Auguri, Bill

Avevo tredici anni e tornai a casa in serata. Ero in strada in bicicletta o a giocare a pallone, non ricordo. Accesi il mio 386 — per intesi, non avevo la minima idea di cosa significasse quella cifra. Si avviò un’interfaccia grafica. Era Windows 95.

Non mi piacque, piansi e mi arrabbiai: mio cugino era stato a casa e mi aveva aggiornato il sistema. Lo rifiutavo, volevo il mio MS-DOS. Chiamai il maledetto e mi disse di pazientare, di provare ad usarlo perché era migliore, più comodo, era una rivoluzione. Resistetti. Fu una rivoluzione.

Ma non pazientai parecchio. Da lì a qualche anno assaggiai Linux. Poi Mac OS X. Windows non lo ricordo più.

Qualche giorno fa ha compiuto 20 anni. È stata una rivoluzione. Ma anche le migliori rivoluzioni passano. Firgurarsi Windows 95.

Lodging in Italy

Questa estate ho avuto modo di fare la mia prima esperienza con Airbnb: ho cercato, selezionato e prenotato dei periodi da trascorrere in strutture che fanno promozione attraverso il ricco servizio online. Lo stile delle camere o degli appartamenti in Italia non raggiunge ancora il livello di altri Paesi, ma tutto sommato ho trovato buone strutture, arredate con gusto, e ho vissuto belle esperienze umane. Da poco il servizio si è esteso al settore business anche in Italia.

Il lavoro, Amazon e l’Italia

L’articolo non racconta l’Amazon che conosco.

Jeff Bezos in una replica ai dipendenti si giustifica dalle accuse del New York Times sulle condizioni di lavoro ad Amazon: orari da massacro, competizione estrema, rivalità estenuante e spionaggio premiato, disumanità nei rapporti umani, controllo delle tempistiche sulle risposte da remoto eccetera, il tutto scrupolosamente analizzato e qualificato mediante strumenti informatici sviluppati ad hoc.

Scrive una fonte:

Vicino a qualsiasi persona io abbia lavorato, l’ho vista piangere alla propria scrivania.

Di amici piangere per le proprie condizioni di lavoro ne ho visti tanti anche io. Senza sofisticati tool per il controllo della produttività, mi ritrovo a riflettere sul fatto che le condizioni di lavoro in Italia, purtroppo, spesso non sono migliori di quelle descritte per Amazon.

It’s too late, Microsoft

Con le diverse versioni di Internet Explorer, Microsoft è riuscita nei vari anni a rendere complicata la vita agli sviluppatori web (abbiamo penato), soprattutto se provenienti da altri OS e dediti al rispetto degli standard (non potete proprio immaginare quanto abbiamo penato). Oggi pare voglia metterci una pezza rilasciando delle macchine virtuali, gratuite e per le piattaforme più diffuse, con Windows 10 ed Edge – il suo nuovo browser – preinstallati.

Short messages

Tra lo sterminato ventaglio di opzioni per la messaggistica istantanea, la soluzione che preferisco1 è senza dubbio Hangouts di Google. Sia per l’integrazione con Gmail, sia per la possibilità di usarlo con applicazioni terze, sia per l’archiviazione delle conversazioni che per i buoni servizi di conference integrati. Da ieri ha un client web dedicato (e separato dal moribondo Google+).


  1. anche a WhatsApp. 

Cercami, che il dominio non serve più

Google è diventato parte di una holding più grande, Alphabet, che lo comprende insieme a tutti gli altri progetti che gravitano attorno alle figure dei suoi fondatori. Non ne sto a raccontare la cosa, è già storia.

Quello che mi ha interessato in questa faccenda è il bellissimo nome a dominio registrato per ospitare il sito web aziendale: abc.xyz. Le prime e le ultime tre lettere dell’alfabeto, nient’altro.

La scelta è dovuta a probabili problemi legati al marchio Alphabet1 e alla decisione di dare un taglio ad una prassi oramai divenuta dogma: il nome a dominio deve essere quello dell’azienda.

Non è più così, forse non lo era già da un po’, ma Google – o Alphabet? – lo ha finalmente evidenziato. Comunque ti chiami, ti troverò.


  1. albhabet.com è di proprietà di BMW. 

Dinamiche di fisiologica noia digitale

Nel momento in cui da strumento di relazione fra pari (il “cosa stai facendo ora” degli inizi) si è trasformato in formidabile e velocissimo feed informativo (“cosa sta succedendo ora”), ha scelto di ridurre la propria audience potenziale al sottoinsieme di persone che sono “molto” affezionate alle notizie. Come era prevedibile una volta raggiunti tutti gli utenti di quel tipo (che in Italia sono comunque pochi) Twitter ha smesso di crescere ed ha iniziato a disegnare la curva usuale di graduale abbandono di ogni piattaforma di rete non rifornita da nuove energie. 

Twitter è in caduta libera a causa della scelta di diventare piattaforma elitaria (o sei un produttore accreditato di notizie o non sei nessuno) e per le conseguenze di soluzioni economiche sbagliate (perché diventare generalista quando c’era una terribilmente valida peculiarità?).

Ne scrive Mantellini che riprende la riflessione puntuale di Luca Alagna, che sta facendo il giro del web.