Tante internet diverse e chiuse

Tim Berners-Lee, che 25 anni fa ha posto le basi del World Wide Web e di quello che oggi chiamiamo internet, era a Milano negli scorsi giorni. Luca Sofri lo ha incontrato e alla domanda sul come sarebbe stato il web se non l’avesse “inventato”, se insomma secondi lui useremmo la rete internet allo stesso modo in cui siamo abituati oggi, Berners-Lee dice che non lo sa, ma1

[…] la gestione e i funzionamenti di internet non sarebbero stati organizzati in un sistema universale, e universalmente libero, accessibile e condiviso, ma che singole aziende e istituzioni – come provò a fare AOL – avrebbero costruito sistemi e organizzazioni dell’uso di internet propri e diversi, con differenti sistemi di accesso, linguaggi, offerte: “walled gardens”, molto legati alle nazioni in cui avrebbero operato, nazioni che sarebbero state responsabili e intermediarie di tutti i coordinamenti e relazioni globali tra le diverse reti.


  1. la citazione è di Sofri 

Dona che detassi

Adesso provo a dire perché a me i grandi benefattori e le grandi beneficenze alla Zuckerberg non piacciono gran ché. Intendiamoci, grazie mille a nome dei beneficiati. Ma io resto legato alla indispensabile funzione regolatrice dello Stato e al suo ruolo di curatore del bene comune. Sì, lo so che invece e spesso, ovunque, questo si traduce in solenni mangiate, ma è una patologia. E se hai tutta questa coscienza sociale sai che c’è: paga le tasse. Paga le tasse nei vari paesi in cui eserciti la tua attività, senza costruire mirabolanti impalcature di elusione, andando alla ricerca nel mondo di quello che te ne fa pagare di meno. Se hai tutta questa coscienza sociale rinuncia ad essere tu a scegliere chi riceverà i tuoi soldi e lascia che sia la collettività a indirizzarli con la politica dove magari tu, che sei uno anche se immenso, magari non vorresti che andassero, ma dove è comunque giusto che vadano. Sapete, il passaggio dal magnifico esempio di dedizione volontaria ai bisognosi delle Dame di San Vincenzo, al welfare obbligatorio e pagato dalla tassazione, è stata una delle più grandi conquiste della nostra civiltà. Vediamo di non dimenticarcelo.

Una parzialmente discutibile ma molto condivisile opinione di Massimo Rocca su Radio Capital sulla recente “beneficenza” di Zuckerberg.

Zuckerberg non farà propriamente “beneficenza” nel senso legale che il termine ha negli Stati Uniti, ma non trarrà profitti per sé dalla gestione della “Chan Zuckerberg Initiative”

Spiega invece Il Post in proposito della donazione di Zuckerberg.

Stato digitale

Non è che la digitalizzazione sia una piccola cosa. Tutti lo dicono. Accelera la crescita. Consente risparmi. Migliora la qualità dei servizi. Se è fatta bene, mette a rischio vecchie commesse e vecchie clientele. Se è fatta bene è una grande spending review e una enorme semplificazione. Se è fatta male complica la vita di tutti, produce sprechi e peggiora la sicurezza dei dati. Ci vuole un’idea forte, una squadra integerrima, molta pazienza, tanto lavoro e poco “annuncismo”.

L’agenda digitale italiana è ferma. Tante strombazzate ma nessun fatto concreto. Il governo centrale ancora non è ben connesso con gli enti locali ed entrambi si interfacciano male con i cittadini. Le cose per rendere migliore il Paese sono poche ma c’è urgenza e necessità di efficienza. Ne parla Luca De Biase in un suo recente post.

In ufficio come in Google

Ho sempre invidiato gli uffici e gli spazi comuni di Google, Airbnb, Linkedin e di altre aziende IT. Il design degli ambienti è progettato e realizzato prestando molta cura all’accoglienza, oltre che alla bellezza, cosa che rende più piacevole starci e più produttivo lavorarci. Kontor è un negozio online di arredo che permette di spulciare le sedi delle grosse multinazionali e di acquistarne gli stessi complementi (o di molto simili). Se avete migliaia da dollari da spendere, ovviamente.

Via.

La jihad su Facebook

Se stai in un posto di merda, diventi facilmente violento. Soprattutto se al contempo hai un altro posto in cui combinare le tue identità. Cioè i social.

Quello della facilità con cui sui social network si tende a mostrare una identità con gli steroidi è un argomento vecchio. Il riferimento agli jihadisti il cui identikit «è quello di un paranoico sfottuto al college che ha trovato il modo di farcela vedere, a tutti noi» è invece ragionamento più recente. Ne parla anche Bottura sul suo blog.

Un tema che tratta in maniera approfondita anche Gurvan Kristanadjaja in un lungo reportage tradotto da Internazionale.

Ho passato appena due giorni su Facebook con il mio account falso e ho l’impressione che i miei punti di riferimento si stiano dissolvendo. Come se Facebook mi avesse trasportato in un universo differente. A forza di vedere morti, decapitati e jihadisti, comincio a trovarlo normale.

Il giornalista si finge sostenitore di Daesh e, usando un profilo fasullo, fa “amicizia” con utenti evidentemente estremisti, con fucili tra le braccia e bambini armati tra le immagini condivise. In realtà non tutti lo sono: spesso sono musulmani che si fingono in Siria per la jihad ma che in verità o non hanno intenzione di parteciparvi o ne hanno timore.

Dopo qualche giorno passato sul mio falso profilo Facebook, mi rendo conto, discutendo con la maggior parte dei miei “amici”, che c’è una netta differenza tra l’immagine che esibiscono sui social network e la realtà.

Di estremisti però ce ne sono davvero, ma gli account vengono chiusi puntualmente da Facebook1. Cosa può fare il social network per evitare che questa estremizzazione del proprio ego arrivi a contrastare la lucidità degli utenti? Poco o nulla se non vuole diventare più limitativo: gli investitori non lo permetterebbero e gli utenti nemmeno.


  1. l’esperimento di Kristanadjaja si limita a Facebook. 

Lucy in the sky without diamonds

Per ricordare il 41° anniversario della scoperta dell’ominide Lucy, Google ha pubblicato un Doodle che, attraverso una breve animazione GIF, mostra il nostro antenato in una rielaborazione della classica immagine sull’evoluzione.

Ai creazionisti statunitensi il riferimento all’antropogenesi da parte di Google non è piaciuto. Il risultato è una serie di tweet esilaranti.

Informati e superficiali

Non riesco ad adeguarmi alla leggerezza digitale con cui si utilizza l’icona del bambino sulla spiaggia o l’hashtag della candela per onorare i morti o il video di Jeff Buckley che canta nel teatro del massacro.

Il terrore parigino ha messo ancora una volta in evidenza, come se ce ne fosse bisogno, la superficialità con cui vengono trattate le informazioni sui vari social network e la frivolezza con cui queste vengono condivise e banalizzate dagli utenti.

Ne parla, tra l’altro, Mantellini su Il Post. Sottolinea anche che, nonostante buona parte delle pubblicazioni, comunque non ne potremmo più fare a meno: i media ed i giornali di carta sono inadeguati a raccontare, in diretta e in modo così spontaneo, cristallino ed immediato, i fatti che succedono appena successi.

Leggi dopo vs bello

Se per esempio su Twitter avevi aggiunto ai preferiti (★) qualcosa relativo ad un gruppo terrorista, magari per leggerlo in un secondo momento, ora ti ritrovi che gli hai messo un apprezzamento (♥): Twitter ha cambiato il simbolo ed il significato dei tweet preferiti senza badare alle scelte di chi li usava in precedenza. Avresti mai messo un cuoricino ad un tweet per la rivendicazione di un attentato dell’ISIS?

Ne parla Dave Winer, via Bicyclemind.